Piergiorgio
Ritengo che sia stato utile sollecitare tutti noi a partecipare al dibattito, ma credo che finora la questione non sia stata impostata nella maniera giusta, non dobbiamo combatterci tra noi perchè uno ha avuto il riconoscimento di una percentuale maggiore ed uno di quella minore. dice bene Sannino che ogni persona è diversa dalle altre, ogni patologia è diversa dalle altre, ed ogni storia personale è diversa dalle altre: se poi qualcuno è stato più fortunato, dobbiamo, solidaristicamente, gioire per lui, e non criticarlo. Il problema, secondo me, è che bisogna ottenere che sia ribaltata la logica della legge, che prevede che, per poter ottenere aiuti e provvidenze, devi per forza giungere al fatidico 100%. Così facendo si rischia di intervenire in maniera insufficiente e con grande spreco di risorse là dove non c'è più molto da fare, quando invece si può intervenire con minori risorse quando la problematica, sotto il profilo sanitario, non è ancora così drammatica. Deve esser e privilegiato, secondo me, non l'aspetto assistenziale, quanto il tentativo di agevolare la partecipazione attiva nella società di chi si trova nelle nostre condizioni, mettendolo nelle condizioni di essere soggetto attivo e produttivo, e non semplice oggetto di provvidenze economiche molto spesso ingiustificate ed inutili (ad esempio, io ringrazio perchè non mi fanno pagare il bollo dell'auto, ma sarei più contento di pagarlo, se poi attraverso l'abbattimento delle barriere architettoniche e il rispetto degli spazi riservati mi agevolassero nella mia vita lavorativa quotidiana). Siamo in tanti, siamo una forza, perchè non facciamo presente questa nostra esigenza al Ministero del welfare, che sta redigendo un "libro verde" nel quale sono dedicate solo quattro parole ai disabili? Io sono a disposizione. Avv. Piergiorgio P. – Lecce .