Sergio
Hola!
Vorrei dire anch'io la mia sulla questione "punteggi di invalidità" e relative conseguenze. In premessa: 58 anni, polio dall'età di 10 mesi, gamba sinistra e marginalmente gamba destra, cammino grazie ad una ginocchiera. Sono in pensione dall'inizio di quest'anno dopo quasi 38 anni di onorata carriera (insomma). Credo che la questione sia mal posta e che sia arrivata l'ora per noi disabili, in primis, di affrontare con altro spirito e altra rabbia le questioni che ci riguardano. L'invalidità e l'accompagnamento, in primo luogo, che assieme alle pensioni di invalidità sono state sempre usate per metterci in condizione si sopravvivere e niente più, anzi sopravvivere senza però rompere le scatole a lorsignori che facilmente potevano accordare o togliere a loro piacimento elementi di assistenza mai considerati per quel che dovrebbero essere: non gentili concessioni ma diritti della persona, e volti soprattutto a garantirne l'esistenza e la dignità, garantire al disabile non solo di non crepare di fame e di pesare sulla società, ma di trovare un posto ed un ruolo nella società stessa. Perché negare invece che la pensioncina di invalidità e soprattutto l'accompagnamento sono sempre stati considerati come una specie di integrazione economica e niente più? E da noi accettati e anzi in varie forme (non sempre limpide) sollecitati? Io ricordo ancora con rabbia persone disabili incontrate a Malcesine, messe non peggio di me, miei coetanei (quarantenni all'epoca) che vivevano di invalidità e accompagnamento. Ma quando mai!!?? E ricordo un ragazzo spastico che lavorava in una fabbrica tessile del bresciano che più incazzato di me gli urlava che quell'accompagnamento avrebbero dovuto darlo a qualcuno che li accompagnasse tutti i giorni a lavorare!!! Allora amiche ed amici: ma davvero dobbiamo impegnarci in una battaglia per l'assegnazione dell'invalidità o dovremmo dedicare le nostre energie a qualcosa di più serio e utile per tutti? Ad esempio: a) una lettera di Anna del 11/8 ci informava sui casini dei LEA, sulle dichiarazioni del ministro Sacconi, sui problemi delle forniture di protesi e ausilii: non è questa una battaglia da fare subito? b) Le strutture assistenziali e di recupero: dove sono? Come sono? Sono utili? Adatte alle nostre effettive necessità? O ancora una volta ci adattiamo a quel che c'è brontolando e maledicendo la nostra triste sorte? c) La legislazione dell'inserimento nel mondo del lavoro "protetto", le quote del collocamento una volta obbligatorio, la qualità del lavoro offerto al soggetto disabile: non è ora di rimettere le mani e i piedi nella questione e aprire un contenzioso con regione, governo, sindacati e quant'altro? d) Le barriere architettoniche e i trasporti urbani ed extra urbani: vi dico solo che io ho fatto il pendolare per tutti gli anni in cui ho lavorato. E non c'è bisogno che vi dica nulla: lo proviamo tutti i giorni tutti noi cosa significa una scala senza corrimano, un gradino inutile e di troppo, l'abitudine dei comuni di fare belli i propri centri con il pavè! Le scarse risorse che paiono possano essere destinate a tutelare una razza in via di estinzione come i polio (grazie al cielo) non sarebbe il caso di investirle meglio per tutti invece di scatenarci in una lotta per ottenere attestazioni di peggioramento che nella migliore della ipotesi ci portano solo qualche esenzione del ticket e non miglioramenti sostanziali del nostro status concreto di disabili (con tutto il corollario di sofferenze fisiche e non solo che questo comporta)? Ad esempio perché non costruiamo una campagna pubblicitaria sfruttando la rete e i giornali per far sapere che i veri eroi non sono i disabili come Pistorius, o gli atleti delle para olimpiadi, o qualcun altro simile, ma sono tutti quelli che quotidianamente, malgrado le molte difficoltà ordinarie e straordinarie che derivano dal non avere muscoli e ossa a posto comportano, cercano di campare dignitosamente la propria vita e di essere cittadini di questo mondo. Scusate la lunghezza della lettera. Spero di risentire qualcuno di voi.